di Loris Magro
Christian Raimo l’ha definito “atroce”, e forse non aveva tutti i torti: il libro di Sortino tratta un tema terribile quale può essere la storia – vera – di un padre che rinchiude la figlia in un bunker, la stupra per anni e ha dei figli con lei e per questo rischia, a volte, di essere insopportabile per il lettore.
La prosa di Sortino compensa almeno in parte questo “problema”: è fredda, più descrittiva che narrativa, da documentario più che da thriller à la Nolan, priva di emozioni se non nell’ultimo capitolo – e questo cambio di registro rappresenta il vero tocco di classe – quando il dramma privato di Elisabeth e suo padre diventa all’improvviso pubblico e incomprensibile agli occhi di chi non abbia passato 24 anni chiuso in un bunker.
Un libro che non è semplicemente terribile, ma è bello e terribile; un libro che attraverso un fatto di cronaca esplora il concetto di “diverso” e quello di “società” con tutto ciò che ne consegue in termini di norme etiche e di norme sociali; un libro che, piaccia o non piaccia, è un libro da leggere.
(La recensione anobiana di Loris Magro la trovate qui, sulla sua libreria Anobii e qui, sulla nostra libreria)


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