Prima che El Aleph venisse alla luce servirono quasi tre anni di chiacchiere tra Michele Bertinotti, Andrea Coccia e Alessio Cupardo. Erano gli anni tra il 2002 e il 2004. Poi venne il 2005 e i tre vennero a conoscenza della possibilità di avere qualche soldo dall’università per produrre una rivista. Con sforzi sovrumani per le loro capacità organizzative ottennero quanto serviva per stampare un piccolo libretto 14×18 di una sessantina di pagine e lo riempirono loro stessi, inventandosi qualche nome di fantasia e chiedendo ad altri amici, come Astrit Cani e Sem Galliani. I disegni di Baldak, la grafica di Stefano Rossi, la testata calligrafica di Greta Bizzotto, e la gratuità della rivista fecero il resto.Fu un discreto successo. Il 21 novembre del 2005 lo storico primo numero di El Aleph, quello rosso, venne recapitato in 500 copie non numerate ed esaurito in pochi giorni. Per un paio di settimane almeno lo si vide circolare in tutta l’Università, alcune copie venero portate ai docenti, molte altre ad amici e conoscenti. All’interno la prima parte di un racconto epistolare di mitologia aleffica, un’intervista a Michele Mari, quattro racconti, sette poesie, una piccola bibliografia tematica e infine l’epistola cupardiana.
Poi passarono gli anni, tra il 2005 e il 2008, l’impianto si consolidò e altri collaboratori si aggiunsero, in primis Gero Micciché, dal 2006 a tutti gli effetti parte della redazione.
L’anno terribile fu il 2009, quando per poche firme non validate i finanziamenti si bloccarono e costrinsero i quattro alephici a lanciarsi nell’oceano tempestoso dell’autoproduzione. Il 21 novembre 2009, a distanza esatta di 4 anni dalla prima volta, El Aleph uscì per l’undicesima volta. Il numero, per la prima volta brossurato e di 100 pagine, fu arricchito di illustrazioni, di una parte a fumetti e di uno speciale dedicato alla memoria di Leonardo Sciascia.
Il numero sciasciano, venduto in abbonamento e in alcune presentazioni, andò abbastanza bene, tanto da guadagnarsi la possibilità di essere ottimisti sull’uscita di un numero successivo. Nel frattempo, oltre ai tempi, anche i quattro erano maturati, ora la maggior parte di loro era uscita dall’abbraccio caldo di mamma università. Ci vollero esattamente dodici mesi di travaglio perché il numero dodici potesse vedere la luce. Era dedicato a Saramago, un altro dei punti di riferimento letterari della redazione.
Arrivati fin lì, il bilancio restava, seppur di poco, positivo.
Ora siamo nel novembre del 2011, stiamo preparando tra fatiche e impegni collaterali, il numero 13. Ma abbiamo bisogno di novità. É per questo che non solo vogliamo ripartire, ma vogliamo anche rilanciare. La posta ha le forme di un sito, è codificato grazie a WordPress e conterrà contributi mensili di alcuni tra i migliori interpreti dei nostri tempi. Oltre alla storica redazione altre firme confluiranno. Continuate a leggerci…


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